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Un mondo perfetto
 pubblicato in registi, visioni

In attesa che Million Dollar Baby vada a contendersi le statuette con The Aviator nella imminente, festosa e immancabile celebrazione del mito hollywoodiano, sarebbe un delitto non cogliere l’occasione per un meritato tributo al più classico e indipendente tra i cineasti americani, una maschera piena di rughe dallo sguardo granitico e inflessibile, autore di alcuni tra i più importanti e significativi film dell’ultimo ventennio. Clint Eastwood, repubblicano fino all’osso ma mille miglia più a sinistra di chi si è sempre rifiutato di guardare i suoi film perché "di destra", ha intrapreso - lentamente, e con crescente consapevolezza - un percorso autoriale straordinariamente coerente, benché pieno di conflitti. Il suo cinema, depositario di un linguaggio che non esiste più (quello degli Hawks, dei Siegel, dei Ford, dei Fuller), è il cinema della tradizione classica americana che si interroga sul presente con la malinconia e la raffinatezza dei grandi romantici, che vive uomini e situazioni con lucida e serena virilità. Un mondo perfetto non sfugge al copione: la struggente storia di un uomo che, dopo essere evaso e aver rapito un bambino, si lancia in una disperata fuga verso la libertà. Kevin Costner è bravissimo a tracciare le linee guida di un personaggio pieno di sfumature. Clint Eastwood, texas ranger disilluso e burbero, conduce la caccia ma è come se facesse di tutto per tenersi fuori: in un mondo "perfetto", i buoni vincono sempre sui cattivi, anche quando non serve.

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