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La guerra dei mondi
 pubblicato in registi, visioni

Beh, cosa dire. E’ un film di Spielberg. E, come tutti i film di Spielberg, è splendidamente fotografato, diretto, montato e interpretato. C’è una cosa, tuttavia, che lo distingue dagli altri capolavori del regista statunitense. La guerra dei mondi è un freddo e documentale resoconto di una invasione - o, come dice uno spiritato Tim Robbins, di uno sterminio. Glaciale come i pezzi d’asfalto che ribollono dalle viscere della terra, meccanico come i tripod che, accompagnati da un verso spettrale, fanno razzia di esseri umani, il film polverizza sul nascere il più lezioso spunto sentimentalista per lasciare esclusivo e incontrastato spazio ai nuovi colonizzatori - prima nella forma di inquietanti fenomeni elettrici, poi nelle vesti più classiche di pesanti e giganteschi robot - che infine si ammorbidiscono nelle fattezze di viscidosi e smagriti alieni che passeggiano incuriositi tra le macerie del nuovo habitat. Una scelta di sceneggiatura assai coraggiosa e pertinente, che fa del film uno dei più spettacolari, coinvolgenti e realisti(ci) mai realizzati sinora. L’invasione è un colpo durissimo per tutta l’umanità, che è spaventata, inerte, terribilmente impreparata, perciò svuotata di qualsiasi pretesto drammaturgico se non quello della fuga e dell’istinto di sopravvivenza, due temi che procedono paralleli per tutta la narrazione e che si fondono irrimediabimente nella sequenza dell’assalto all’automobile, la cui sottrazione ai protagonisti si conclude in un paio di colpi di pistola mostrati tra le lacrime del padre, seduto al bar dopo essere stato disarcionato e picchiato, nel momento catartico più intenso del film. Molto del girato è con la camera a spalla, ma Spielberg si fa notare subito nel primo piano sequenza che dall’alto arriva fino alla cabina della gru, e non sarà l’unico. Tom Cruise è decisamente una spanna sopra gli altri (e non è doppiato dalla solita voce di cazzo), mentre Dakota Fanning eccelle in spontaneità in un bellissimo duetto col padre nella scena della spina. Ma i veri protagonisti sono gli invasori: vederli polverizzare militari, civili ed edifici, sollevare strade e macchine, disintegrare ponti e case, è un ritorno alle origini, quando buttavamo giù con un movimento scomposto del braccio il castello di cubi colorati fatto da papà. L’istinto di demolizione. Perchè le cose non si fanno e disfanno a caso.

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