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6 Ratatouille
 November 5th, 2007

RatatouilleQualche tempo fa - nella precedente versione del blog, trascurata e andata perduta - avevo difeso la Dreamworks per quella sua inclinazione così anticonformista nel trattare temi politicamente scorretti e meno banali delle favole a cui siamo stati abituati per cent’anni dalla Disney. Il problema è che avevo appena visto Shrek 2, che è un film geniale, irriverente e strapieno di riferimenti e di rimandi cinefili, quasi fosse un quiz per il subconscio. Divertito fino alle lacrime, ero tornato a casa scrivendo peste e corna della Pixar. Perché se io non esagero non sono contento. Poi, nel bel mezzo di un’estate sonnacchiosa e torrida, mentre gli incendi disegnano nuovi paesaggi e la fuliggine scivola sui volti impietriti dei villeggianti, esce Shrek Terzo, e vado a vederlo con addosso ancora le risate del secondo. Una delusione sconfinata: sale persino la noia. Riconsidero tutto. E mi butto a capofitto su Ratatouille, pochi giorni dopo l’uscita. Un incanto. Talmente bello che sarebbe sciocco spendere troppe parole sula realizzazione tecnica. Chi l’ha disegnato, oltre ad essere un uomo ben pagato, è un genio. In un’epoca che fa coesistere la voglia di fuga dei Second Life con l’abuso voyeurista dei reality-show, Ratatouille non è né reale né virtuale: è pura magia visiva. Talmente ben fatto da consolare occhi e spirito. Con una sceneggiatura così incredibilmente ricca e caratterizzata che finisci per innamorarti di tutti, persino dei “cattivi” (grandissimo, letteralmente, Anton Ego, la presa in giro perfetta di tutto il mondo della critica), mentre il protagonista - Linguini - è un antieroe impacciato e pure un po’ subdolo, quando - raggiunta la fama - sceglie di godersela da solo sottraendo a Remy ogni onore e gloria. Senza una sbavatura, Ratatouille è un film da andare a vedere subito, foss’anche solo per risparmiare un po’ di soldi non acquistando più neanche una trappola per topi.

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1 La ragazza del lago
 October 20th, 2007

La ragazza del lago è una ragazza nuda e senza vita adagiata alle spalle di uno specchio d’acqua glaciale e sonnolento, sulle sponde verdi di un lago di montagna, rinvenuta per caso come una Laura Palmer nostrana, bellissima e innocente. E’ coperta da una giacca, e il modo in cui è sistemata è il primo di una serie di indizi da cui muove il commissario Sanzio, padre solitario di una ribelle e dolcissima Francesca e compagno di vita, sconfitto e rassegnato, di una donna che non lo riconosce neanche più. Il film del debutto di Molaioli ha una doppia personalità cromatica, una sorta di schizofrenia del colore (e del genere): la prima parte segue lo schema del giallo con un delitto e una cerchia di sospettati avvolti nei cappotti della fredda provincia, a metà tra Pupi Avati e Twin Peaks; la seconda mette in scena il dramma nero dei rapporti familiari, e il registro si fa gravissimo. Sempre più contaminato dalle visioni oniriche del commissario e da interrogatori lunghi e disperati, incalzato da una colonna sonora fatta di suggestioni elettroniche ridondanti, il film forse affonda negli stereotipi del classico melodramma italiano, e delude di poco le aspettative. Anche perché, tirando le somme, si ha la sensazione che la messa in scena non possa prescindere dalla presenza di Toni Servillo, che costruisce un personaggio padre-poliziotto con la bravura di un maestro. Cupo, torvo, accigliato eppure così innocente nella sua bontà d’animo, emoziona lo spettatore anche solo con un sorriso, quando riesce ad estrarlo come un numero fortunato da un’urna strapiena di rancori e dolore silenzioso, ed è sua la battuta-chiave più bella del film: “chi l’ha uccisa doveva amarla”.

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1 Il caimano
 March 29th, 2006

Per me uno che si prende un paio d’ore per allestire una scena sparpagliando su un pavimento scuro migliaia di fogli, carte e buste da lettera, con la cura certosina di chi ama simulare il disordine, e vi organizzi al centro un paio di sedie illuminate dall’alto, con due figure immobili riprese in campo lungo, e abbia il buon gusto e la raffinatezza di riprendere il tutto per soli cinque, sei secondi, è un Autore. Con i controcoglioni. Grazie, davvero, Nanni.

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grazie, davvero » se il mondo fosse chiaro, l'arte non esisterebbe
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